Carlo Goldoni

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Nasce a Venezia il 25 Febbraio 1707, da una famiglia borghese, trovatasi in difficoltà finanziarie in seguito agli sperperi del nonno paterno. Il piccolo Carlo ha cinque anni quando il padre Giulio si trasfersce a Roma, lasciandolo con la madre. Intrapresa la carriera di "farmacista", il padre lo chiama presso di sé, a Perugia. Si trasferisce quindi a Rimini per studiare filosofia, ma abbandona gli studi sia per nostalgia della madre, sia per seguire una compagnia di comici in viaggio verso Chioggia. Ha così inizio un periodo piuttosto avventuroso della sua vita. Segue dapprima il padre in Friuli, poi riprende gli studi a Modena ed elabora le prime opere comiche, ancora acerbe.

In seguito all'improvvisa morte del padre, nel 1731, Goldoni deve farsi carico della famiglia. Dopo il ritorno a Venezia, tenta inizialmente di completare gli studi presso il Collegio Ghislieri di Pavia da cui viene espulso a causa di alcuni versi provocatori scritti facendo riferimento ad alcune fanciulle della città. Completa gli studi in Giurisprudenza all'Università di Padova, dove si laurea, prima di intraprendere la carriera forense. Nel 1734, Goldoni incontra a Verona il capocomico Giuseppe Imere con il quale torna a Venezia dopo aver ottenuto l'incarico di scrivere testi per il Teatro San Samuele, di proprietà della famiglia Grimani. Seguendo a Genova la compagnia di Imer, conosce e sposa Nicoletta Conio con la quale torna a Venezia. Nel 1738, Goldoni da al Teatro San Samuele la sua prima vera commedia: il "Momolo cortesan", con la parte del protagonista, tutta scritta.

A Venezia, dopo la stesura della sua prima commedia interamente scritta, "La donna di garbo" (1742-43), è costretto a fuggire a causa dei debiti. Continua a lavorare in teatro durante la Guerra di successione austriaca, curando gli spettacoli a Rimini, occupata dagli Austriaci. Poi soggiorna in Toscana. Goldoni non abbandona i contatti con il mondo teatrale: viene convinto dal capocomico Girolamo Medebach a sottoscrivere un contratto come scrittore per la sua compagnia che recita a Venezia, al Teatro Sant'Angelo. Nel 1748 Goldoni torna a Venezia. Tra il 1748 e il 1753 scrive per la Compagnia Medebach una serie di commedie in cui, distaccandosi dai modelli della Commedia dell'arte, allora imperante, realizza i principi di una "riforma" sostanziale del teatro.

A questo periodo appartengono "L'uomo prudente", "La vedova scaltra", "La putta onorata", "Il cavaliere e la dama", "La buona moglie", "La famiglia dell'antiquario". Non mancano le polemiche sulla novità del teatro goldoniano ed esplode la rivalità con l'abate Pietro Chiari che lavora per il Teatro San Samuele. Goldoni scrive sedici commedie, tra cui "Il teatro comico", "La bottega del caffè", "Il bugiardo", "La Pamela" tratta dal romanzo di Samuel Richardson, "Il giocatore", "La dama prudente", "L'avventuriero onorato", "I pettegolezzi delle donne". L'attività per Medebach continua poi con "L'amante militare", "Il feudatario", "La serva amorosa", fino a "La Locandiera" e a "Le donne curiose".

Dopo aver rotto con Medebach, Goldoni assume un nuovo impegno, nel 1753, con il Teatro San Luca, di proprietà della famiglia Vendramin. Comincia quindi un periodo travagliato in cui scrive varie tragicommedie e commedie. Deve adattare i propri testi innanzitutto per un edificio teatrale e un palcoscenico più grandi di quelli a cui era abituato, e per attori che non conoscevano il suo stile, lontano dai modelli della Commedia dell'arte: fra le tragicommedie ha un grande successo la "Trilogia persiana". Tra le commedie si possono ricordare "La cameriera brillante", "Il filosofo inglese", "Terenzio", "Torquato Tasso" e il capolavoro "Il campiello". Goldoni è ormai una celebrità nazionale.

Tornato a Venezia, ottiene grandi risultati artistici con "Gl'innamorati", commedia in italiano e in prosa; con "I rusteghi", in veneziano e in prosa, e con "La casa nova" e "La buona madre". Nel 1761 Goldoni viene invitato a recarsi a Parigi per occuparsi della Comédie Italienne. Vitale è l'ultima stagione per il Teatro San Luca, prima della partenza, dove produce la cosiddetta "Trilogia della villeggiatura": "Sior Todero brontolon", "Le baruffe chiozzotte" e "Una delle ultime sere di carnovale". Giunto a Parigi nel 1762, Goldoni deve affrontare varie difficoltà a causa dello scarso spazio concesso alla Comédie Italienne e per le richieste del pubblico francese che identifica il teatro italiano con la Commedia dell'arte da cui Goldoni si era tanto allontanato. Goldoni riprende così una nuova battaglia riformista: la sua produzione presenta testi destinati alle scene parigine e a quelle veneziane.

Si possono ricordare le due commedie in francese che vogliono confrontarsi con Molière e con la tradizione comica transalpina: "Le bourru bienfaisant" e "L'avare fastueux". Goldoni insegna anche l'italiano alla famiglia reale, a Versailles, e nel 1769 ottiene una pensione dal re di Francia. Tra il 1784 e il 1787 scrive in francese la sua autobiografia, i "Mémoires". La rivoluzione francese sconvoge la sua vita e, con la soppressione delle pensioni di corte, muore in miseria il 6 o il 7 febbraio 1793. Le sue spoglie sono andate perdute.

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